COMUNICATI STAMPA



Roma, 31 Marzo - Apprezziamo le dichiarazioni del ministro Patuanelli che vanno nella direzione da noi auspicata: assicurare a tutte imprese - piccole, medie e grandi - la liquidità necessaria a breve, da ripagare in 30 anni, per garantire la tenuta dei fondamentali economici del Paese in modo da prepararsi alla riapertura e al riassorbimento dei livelli occupazionali. Così il presidente di Confindustria Vincenzo Boccia. La priorità, a questo punto - prosegue Boccia - diventa potenziare con immediatezza il Fondo di garanzia in modo da consentire alle banche di agire con tempestività e combattere tutti insieme le due guerre, al virus e alla recessione economica.



Roma, 25 marzo 2020 - Confindustria ha fin da subito condiviso i fini del dpcm del 22 marzo scorso, ossia garantire che in momento di grave emergenza come quello che stiamo attraversando non manchino alle persone i beni e i servizi essenziali: alimentari e farmaci, forniture e servizi per ospedali.

L’Istat oggi parla di circa il 56% delle imprese che dovranno chiudere, alle quali si aggiungono tutte le altre che hanno già chiuso volontariamente o ridotto significativamente la propria attività per mancanza di domanda.

Pertanto, pur non condividendo gli interventi che oggi hanno rimesso in discussione provvedimenti già molto restrittivi assunti nei giorni scorsi e, quindi, l’esclusione di alcune produzioni a nostro avviso essenziali per garantire le filiere, diciamo che bisogna mettere da parte polemiche, strumentalizzazioni ed eccessi nel linguaggio, come quelli cui abbiamo assistito nei giorni scorsi, ingenerosi verso una categoria che sta responsabilmente affrontando assieme a tutto il Paese la peggiore crisi sanitaria ed economica dal dopoguerra, e lavorare tutti nella medesima direzione e con senso di responsabilità.

Con la stessa immediatezza con cui si è affrontata la questione delle chiusure occorre rispondere alle preoccupazioni degli imprenditori e dei lavoratori e agire con azioni e soluzioni rapide per permettere alle imprese di riaprire dopo questa difficile fase.

In sostanza bisogna fare in modo che dopo la chiusura temporanea e il rallentamento della produzione non ci sia una chiusura definitiva.

Questo è il momento della coesione nazionale vera, delle azioni e delle soluzioni e non della ricerca delle colpe; dell’unità nazionale nel linguaggio e nei comportamenti di chi ha davvero a cuore il futuro del Paese e ne sente la responsabilità.

è  più che mai urgente un intervento massiccio per prevenire l’impatto devastante che questa emergenza produrrà sul sistema economico.

Bisogna assicurare alle imprese un rapido e semplice accesso alla cassa integrazione, che non può essere anticipata dalle imprese stesse dovendo queste già fare i conti con il calo della liquidità conseguente a chiusure e rallentamenti. è necessario, inoltre, sostenerne la liquidità prevedendo la dilazione delle scadenze fiscali e contributive e agire inoltre sulle linee di credito a breve e lunga scadenza, sostenendo le imprese tutte, piccole, medie e grandi, con interventi forti, coerenti e lungimiranti, a partire da un fondo di garanzia che permetta alle imprese in questa fase di onorare i loro impegni e di uscirne per ripartire e non per chiudere.

Siamo di fronte a due guerre, una al virus e una per difendere i fondamentali economici dell’Italia e dell’Europa.

Il nostro appello è che si affronti questa emergenza da economia di guerra, facendolo insieme, con la consapevolezza della gravità e con senso di unità nazionale nel rispetto di tutti noi.



CORONAVIRUS: BOCCIA, APPREZZAMENTO PER INIZIATIVE DEL SISTEMA BANCARIO
“E’ un bel segnale in un momento così delicato”

Roma, 19 marzo 2020 - “Apprezziamo quanto il sistema bancario sta facendo per le imprese a partire dalle moratorie sui prestiti”. Così il presidente di Confindustria Vincenzo Boccia che giudica inoltre “utili e tempestivi gli interventi di istituti, come Intesa Sanpaolo, che mettono a disposizione dell’economia reale risorse aggiuntive per rafforzare la capacità di resistenza e reazione dell’apparato produttivo del Paese messo a dura prova dall’emergenza sanitaria”. “è un bel segnale - conclude Boccia - di essere e fare sistema in un momento così delicato e particolare”.





Roma, 18 marzo 2020 - Il decreto-legge n. 18/2020 (di seguito anche: DL), da oggi in vigore, è un provvedimento necessario e importante, anche da un punto di vista quantitativo, in quanto interviene su tutti i capitoli più rilevanti - sanità, lavoro, liquidità, fisco - e sulle maggiori criticità emerse con l’emergenza epidemiologica. Non mancano aspetti da rafforzare e da perfezionare, ma è da apprezzare la capacità di reazione messa in campo dal Governo rispetto alle conseguenze economiche della crisi.

Si tratta comunque di una prima risposta all’emergenza economica, che necessita di un’azione successiva altrettanto rapida, incisiva negli strumenti e massiva da un punto di vista delle risorse, per consentire di affrontare le gravi conseguenze che questa emergenza determinerà sulle imprese e sull’economia del Paese, prima che diventino irreversibili.

Serve un piano shock che impegni risorse quantitativamente rilevanti, che sostenga la liquidità delle imprese, a partire da rateizzazioni fiscali e meccanismi di compensazione, e faccia leva su tutte quelle misure necessarie per far fronte ai rilevanti cali della domanda privata e, quindi, di fatturato delle imprese.

Nel riconoscere, pertanto, l’importante sforzo compiuto dal Governo, riteniamo cruciale che si dia fin d’ora il quadro delle prossime “tappe”, per restituire fiducia rispetto a un percorso di ricostruzione che dovrà far seguito a un evento correttamente equiparato a una guerra. Serve un comitato nazionale per l’emergenza economica - e Confindustria è a disposizione - che metta insieme proposte e le realizzi quanto prima.

Decisivo, in questo contesto, sarà il ruolo dell’Europa: in questi giorni ha assunto decisioni incoraggianti, come la sospensione di alcune clausole del Patto di Stabilità e Crescita e le misure temporanee sugli aiuti di Stato, ma che è ora chiamata a compiere azioni straordinarie per preservare i cittadini europei da una crisi le cui conseguenze rischiano di essere estremamente pesanti e di incidere irreversibilmente sul nostro modello economico e sociale.




Roma, 14 marzo 2020 - L'accordo raggiunto oggi - e va dato atto al Governo dell'immediatezza della convocazione e della soluzione nonché del grande senso di responsabilità degli attori sociali del Paese - ci permetterà in questa fase di emergenza di comprendere e considerare le fabbriche italiane al servizio del Paese a partire dalle filiere dell'agroalimentare e del farmaceutico per garantire a tutti noi i beni primari e tutelare ogni filiera della produzione.

Dando attenzione prioritaria alla salute delle persone nei luoghi del lavoro ciò ci consentirà anche di superare questa fase delicata e prepararci alla ripresa economica appena ne usciremo.

L’industria italiana, la nostra industria, le sue imprenditrici e i suoi imprenditori, le sue lavoratrici e i suoi lavoratori, in un momento così delicato per la salute e l’economia nazionale si mettono al servizio della comunità e garantiscono una soluzione rapida e condivisa affrontando con coraggio l’emergenza sanitaria senza spegnere il motore dell'economia nella consapevolezza che insieme potremo superare ogni difficoltà.

In questo momento storico va un grazie a tutte le imprese e ai lavoratori per questo grande atto di responsabilità verso il Paese.




Roma, 13 Marzo 2020 - Da europeisti convinti, nei giorni scorsi abbiamo assistito preoccupati alla mancanza di solidarietà europea verso il nostro Paese e ci riconosciamo nelle parole espresse ieri dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

Così il presidente di Confindustria Vincenzo Boccia nel commentare i contenuti della conferenza stampa della presidente della Commissione Europea Ursula Von der Leyen.

Oggi, invece - prosegue Boccia - non possiamo che apprezzare l’Unione europea per le misure annunciate dalla presidente e dai commissari esecutivi Dombrovskis e Vestager nel tentativo di fornire una prima risposta a un’emergenza che, da nazionale, si è ben presto trasformata in europea e globale, a dimostrazione che non esistono confini.

La direzione è quella giusta: iniziative per fronteggiare innanzitutto l’emergenza sanitaria e per mitigare i già devastanti effetti, sul piano economico e sociale, prodotti dalla scelta di lockdown che, con gradazioni diverse, tutti gli Stati membri stanno via via assumendo.

In particolare – continua Boccia - è di fondamentale importanza per i governi e per le imprese europee di ogni dimensione l’impegno della Commissione a ricorrere fino in fondo a tutta la flessibilità consentita dalle regole del Patto di Stabilità e Crescita e agli strumenti consentiti dal regime degli Aiuti di Stato. Ed è ancora più importante che la Commissione abbia riconosciuto la specificità italiana in questa emergenza globale, evocando misure ad hoc per il nostro sistema produttivo. 

Siamo poi soddisfatti per l’istituzione di una “Corona response investment initiative” che rappresenta un primo passo per il rafforzamento degli investimenti europei rivolti all’emergenza e per l’idea di estendere l’ambito di applicazione del Fondo di solidarietà UE.

Con questo pacchetto – prosegue Boccia - l’UE comincia ad andare nella direzione di un “whatever it takes” della politica economica europea, da noi evocato qualche giorno fa quando abbiamo parlato dell’urgenza di: 1. Massivi investimenti pubblici in infrastrutture; 2. Interventi sulla leva fiscale; 3. Credito e sostegno alla domanda; 4. Ammissibilità di aiuti straordinari e sospensione dei termini notifica; 5. Sospensione termini regolamentazione bancaria UE; 6. Riprogrammazione dei fondi strutturali. Le misure di oggi sono un primo passo importante per affrontare le criticità del breve periodo ma non sono certo sufficienti alla luce delle ripercussioni sistemiche che questa crisi sta già generando in tutto il Continente. Per questo è necessario che l’UE si muova sin d’ora con visione per disegnare un grande piano per il rilancio economico dell’Europa, finalizzato a potenziare le infrastrutture nazionali e transnazionali e a sostenere in maniera eccezionale i consumi.

è venuto il momento per l’Europa – conclude Boccia - di varare una grande stagione riformista che abbia il coraggio di adottare strumenti nuovi come gli eurobond per un’azione shock che non può valere meno di 3.000 miliardi di euro da immettere immediatamente nell’economia reale e da rimborsa a lungo o lunghissimo periodo. Dobbiamo prepararci fin d’ora, mentre gestiamo la fase dell’emergenza, a una grande reazione che ci porti al recupero dei fondamentali d’Europa. E, a questo proposito, è auspicabile che l’Unione europea intervenga con decisione per evitare decisioni unilaterali di Paesi che chiudendo le frontiere tradiscono lo spirito comunitario.



CORONAVIRUS, CONFINDUSTRIA: UE INTERVENGA SU CHIUSURE UNILATERALI CONFINI
Con blocchi non si combatte l’epidemia, ma si danneggia il mercato interno dell’Unione

Roma, 13 marzo 2020 - è estremamente importante che l’Ue detti rapidamente regole semplici e chiare, valide per tutti i 27 Stati membri, per gestire in sicurezza gli scambi commerciali all’interno dell’Unione. Le chiusure delle frontiere interne al transito delle merci, prese unilateralmente da singoli Stati membri, anche nell’Est Europa sono inutili e dannose. Così non si sconfigge il Coronavirus, ma si rischia di perdere il bene comune europeo più importante: il Mercato Interno.

Appena ieri si era almeno temporaneamente risolta la crisi dei transiti stradali del Brennero, cioè l’asse infrastrutturale economicamente più importante d’Europa, che l’Austria ha oggi chiuso il transito stradale di 47 valichi minori. E poco prima di quest’ultima decisione, si è appreso del blocco al transito stradale delle merci adottato dalla Slovenia per i mezzi diretti in Croazia e Ungheria, che a loro volta hanno chiuso le frontiere con la Slovenia. Confindustria ribadisce che i blocchi frontalieri sul trasporto delle merci non solo producono ingenti danni sull’industria, sulla distribuzione commerciale e, quindi, su tutta la collettività ma vanno anche contro lo spirito fondativo dell’Europa.



Roma, 12 Marzo 2020 - Fabbriche chiuse, supermercati vuoti, prospettive di ripresa in pericolo. Quel che si rischia chiudendo il sistema industriale italiano è, nel breve termine, di non poter garantire gli approvvigionamenti necessari per le famiglie italiane anche a seguito delle difficoltà nei trasporti con l’estero. Superata l’emergenza, il rischio è di compromettere la capacità del sistema produttivo di intercettare la ripresa economica che arriverà. Così in una nota il Centro Studi di Confindustria.

L’industria metalmeccanica costituisce, a esempio, il cuore pulsante del sistema industriale italiano, è trasversale nella struttura produttiva nazionale e realizza macchinari e beni strumentali che sono necessari all’attività di numerose imprese in svariati settori (non solo industriali). Il comparto metalmeccanico ha un peso rilevante nell’economia italiana: genera infatti il 48% del valore aggiunto manifatturiero (100 miliardi di euro), dà lavoro al 42% degli occupati manifatturieri (circa 1,6 milioni di occupati), produce il 48% delle esportazioni italiane (in valore circa 200 miliardi di euro) e il 40% delle importazioni. L’attivo del suo interscambio (60 miliardi di euro) contribuisce al totale riequilibrio della bilancia commerciale italiana, strutturalmente deficitaria nei settori energetico ed agro-alimentare.

Il suo blocco genererebbe effetti diretti e indiretti molto gravi nel sistema produttivo, certamente più ampi di quelli prodotti dall’interruzione dell’attività nel solo settore metalmeccanico poiché inciderebbe sulla continuità della catena di approvvigionamento per svariate aziende. 

Si consideri che mediamente un giorno lavorativo in meno incide per circa il 3% della produzione mensile; uno stop di 10 giorni avrebbe un impatto negativo immediato, pari a circa un terzo della produzione industriale di marzo. Inoltre, creerebbe una disruption lungo le filiere di fornitura e determinerebbe un ritardo nella consegna degli ordini già ricevuti. Questo aggiungerebbe anche un grave danno reputazionale per le nostre imprese e per l'Italia, con ricadute anche sull’attività futura.



BRENNERO: CONFINDUSTRIA, INTERVENIRE URGENTEMENTE SU GOVERNO AUSTRIACO
Blocco trasporto merci italiane illegittimo e gravemente dannoso per export e scambi europei


Roma, 12 marzo 2020 - Confindustria chiede al Governo e alla Commissione europea di intervenire urgentemente e con decisione sul governo austriaco per far cessare il blocco dei transiti stradali di merci del Brennero.

Tutti gli sforzi che le imprese italiane stanno attuando in queste settimane per continuare a produrre e a non bloccare l'economia, osservando regole ferree per la sicurezza sanitaria, vengono letteralmente distrutti da pseudo-misure di prevenzione strumentali e opportunistiche messe in atto dal governo regionale del Tirolo e avallati dal governo federale austriaco sul transito autostradale del Brennero.

Da due giorni vengono sottoposti al controllo diretto della temperatura gli autisti dei mezzi che trasportano merci italiane che devono anche solo attraversare il Tirolo per andare in Germania e in Nord Europa. Questa semplice e insensata operazione, che non ha alcuna efficacia precauzionale, ha generato code di 70-80 chilometri e costretto la notte scorsa migliaia di autisti a passare tutta la notte ai bordi dell'autostrada. La situazione odierna non è cambiata, anzi è peggiorata dal fatto che la necessaria regolazione del flusso verso il Brennero ha generato blocchi e intasamenti da Bolzano fino a Trento e Verona.

Prodotti deperibili e freschi non vengono consegnati in tempo e rischiano di essere inutilizzabili. Mancate consegne di manufatti necessari ad alimentare le catene industriali rischiano di far chiudere le imprese. Il blocco dei trasporti italiani verso il nord Europa sta causando danni incalcolabili per il nostro export e per gli scambi europei. Le nostre imprese rischiano di essere escluse dalle catene produttive europee di numerosi settori industriali e tutto questo non potrà che peggiorare ulteriormente la crisi economica generata dall'emergenza sanitaria.

In questi giorni, in queste ore, al Valico stradale del Brennero stiamo assistendo alla più sconfortante dimostrazione dell'assenza dell'Europa, che tutta insieme subisce danni incalcolabili per il comportamento ingiustificabile e vessatorio di un piccolo governo regionale.

Per Confindustria è assolutamente necessario un intervento straordinario e urgente della Commissione europea per mantenere la libertà di movimento di persone e merci e sanzionare l’Austria e qualsiasi altro Stato membro adotti misure che non hanno nulla a che fare con l’emergenza sanitaria e che appaiono palesemente dannose e discriminatorie e violano gravemente i Trattati europei.




Roma, 10 Marzo 2020 - Confindustria esprime preoccupazione per la richiesta della Regione Lombardia di esasperare le misure di contenimento del contagio fino a prevedere il fermo totale delle fabbriche e dei trasporti. Il giusto e necessario proposito di fronteggiare l’emergenza sanitaria non può e non dove aggravare l’emergenza economica che sta già piegando l’intero sistema produttivo del Paese. I provvedimenti fin qui varati dal governo, se rispettati da tutti con scrupolo e responsabilità, offrono una soluzione equilibrata alla grave situazione del momento contemperando esigenze diverse ed evitando di provocare danni che potrebbero rivelarsi irreparabili. L’immagine dell’Italia nel mondo, già fortemente compromessa, ne uscirebbe tra l’altro definitivamente distrutta con un effetto di spiazzamento per le nostre imprese che non potrà che ripercuotersi sui fatturati e l’occupazione. Con spirito collaborativo e con l’obiettivo di contrastare nel modo più efficace possibile gli effetti negativi del coronavirus in campo economico Confindustria ha inviato al governo una nota nella quale ribadisce l’urgenza d’intervenire con politiche anticicliche fondate sul rilancio degli investimenti pubblici, l’adozione di misure per garantire liquidità alle imprese, l’ampliamento dell’uso degli ammortizzatori sociali, interventi di carattere fiscale.


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